La grande capacita dell’uomo nell’adattarsi alle più disparate e diverse condizioni climatiche, è data dalla modificazione del dna, che in migliaia di anni lo ha portato a divenire un “animale pensante”. Sperando che non sia soltanto una autodefinizione di livello scientifico!

Questo progresso celebrale a scapito di quello fisico ha permesso all’uomo di trasformarsi in bipede, e nella prima fase evolutiva di costruire gli strumenti che lo avrebbero lentamente portato a tutte le comodità che conosciamo oggi. Fra i fattori determinanti è stato sicuramente l’alimentazione – abbiamo la certezza scientifica che l’uomo preistorico fosse inizialmente vegetariano, vista la fattezza delle mandibole e dei denti; con l’avvento dell’homo sapiens e con l’età della pietra si trovano i primi manufatti costruiti appositamente per la caccia, segno di un allargamento dei gusti umano. Quello che noi mangiamo è quindi il frutto di una storia millenaria, che grazie alle migliori condizioni igieniche, una più facile reperibilità del cibo, lo sviluppo di agricoltura e allevamenti, le migliori tecniche di caccia e pesca ha permesso di raggiungere un’aspettativa di vita quadruplicata rispetto agli albori della storia.

Si può notare però come in negli ultimi anni sempre più stiano prendendo piede abitudini vegetariane, limitate sempre alle aree più sviluppate e soprattutto i ceti medi; un mutamento aiutato senza dubbio dalle scienze alimentari, che hanno spinto al consumo regolare di verdura e frutta, non tralasciando il pesce e mettendo sempre come ultima la carne. Il saltuario consumo di carne non ci rende però interamente vegetariani, poiché nella definizione etimologica si intende  il solo consumo di prodotti vegetali, per alcuni combinato con latte e i suoi derivati o con le uova. Molteplici sono le motivazioni di chi si avvicina a questo mondo: etiche, morali, ambientali, politiche o religiose . In molti però credono che in un futuro più o meno prossimo l’uomo diverrà vegetariano, spinto anche dall’incapacità del nostro pianeta a soddisfare un bisogno crescente di carne, dato l’incremento demografico dell’ultimo secolo: sempre più terreni infatti dovrebbero essere adibiti a coltivazioni per mangimi, per non parlare del problema dell’acqua per l’irrigazione dei campi e lo svezzamento negli allevamenti. Per ogni chilo di carne prodotto, vengono consumati in media 20mila litri di acqua!

Tralasciando i numeri, vi è poi una consistente componente “spirituale” nel mondo di chi non mangia carne. La filosofia nasce per una questione di estremo rispetto verso le altre forme viventi e verso la vita stessa, un’eguaglianza spirituale paritaria per tutti gli esseri viventi, un atto molto nobile compiuto dall’uomo in onore di una pace cosmica da condividere con tutti gli esseri viventi, cercando la via per infliggere il minor male possibile all’intero mondo e di riflesso a se stessi. Consumare verdure non deve apparire contradditorio: le piante infatti sentirebbero meno dolore per la loro mancanza di apparato nervoso. La scelta vegetariana è rispettabilissima a livello morale ed etico, viste anche le condizioni di maltrattamento degli animali di cui si ha avuto notizia in più occasioni, portando a casi veramente gravi come l’influenza suina, aviaria, mucca pazza e tutte quelle che in futuro dovremo affrontare se non ci si rende conto che le regole ed i ritmi della natura devono essere seguiti e riportati al loro antico scorrere, nel rispetto della terra e di tutto ciò che la popola. Sotto l’aspetto nutritivo chi ha ragione? Certamente frutta e verdure hanno un apporto importante per l’uomo, ma un regime cosi rigido deve essere ben controllato e misurato nella giusta maniera, di certo non si potrebbe vivere di sola carne senza andare incontro a problemi. Terminiamo questa riflessione con queste parole, perché in effetti nulla termini.

Il giusto sta nel mezzo, lascio a voi scoprire dove è…

 

Gobbo Matteo