Negli ultimi anni ciò che si può percepire sempre più distintamente e l’insicurezza che la grande industria alimentare, ha fomentato nel consumatore, un affidabilità labile, soprattutto se si cerca un’etica nei  metodi di lavorazione dei prodotti. Gli scandali legati alle industrie alimentari continuano a  fare notizia, lasciando increduli milioni di consumatori. Davanti alla realtà che ci pone in diffidenza verso i prodotti pronti, non ci resta che optare per cibi freschi che seguano le stagioni e che siano salutari. Un po’ costretti e un po’ per scelta ci indirizziamo verso una scelta alimentare ragionata, ma la possiamo chiamare etica?.

Quando si parla di cucina etica ci si collega direttamente alla cucina vegetariana o vegana, dove il grande passo etico e quello del diritto agli animali, a non venire maltrattati e tantomeno uccisi. Una spesa consapevole però deve essere una scelta comune. In realtà il fruitore deve ragionare per prima cosa, per la propria salute, e l’unica cosa indispensabile rimane, leggere le etichette alimentari, riconoscendo caratteristiche e ingredienti descritti.  Importante e ricordare che sono le scelte di ognuno di noi a decidere le sorti del mercato, ricordando che è sempre la domanda a fare l’offerta, perciò se sceglieremo prodotti a km 0, o prodotti biologici, naturali o senza ogm, Direzioneremo la domanda verso una certa direzione, costringendo l’offerta a cambiare metodi di lavorazione.

Anche nel mondo della ristorazione la questione rimane la stessa, il cliente deve sapersi direzionare verso esercizi che possano essere “trasparenti” Nel nostro locale ad esempio, cerchiamo di trasmettere al cliente l’importanza del prodotto che andranno a consumare, questo serve per capire la storia ed il lavoro dell’alimento, che nei cibi di qualità, molto spesso coincide con la passione di chi lo ha prodotto. Per riassumere dobbiamo crearci il nostro piccolo “circuito” etico, un gruppo di aziende o prodotti di cui ci fidiamo, restando sempre alla ricerca di quello che può essere migliore per noi e per l’ambiente che ci circonda.

Gobbo Matteo