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Aprendo la dispensa o il frigo e trovandolo vuoto, il primo impulso è quello di fare la spesa, abituati a trovare negli scaffali dei supermercati una quantità infinita di prodotti.
Questo nostro pensiero che è diventato il pensiero comune nella società moderna mette al secondo posto un altro pensiero che i nostri avi conoscevano bene,  cioè quello di procacciarsi il cibo direttamente da madre natura, questo logicamente diviene difficile se non impossibile per le persone che vivono in loculi di pochi metri quadri, relegati in città che lasciano ben poco spazio al verde, e nella maggior parte dei casi a prezzi sostenuti.I fortunati che hanno un piccolo pezzo di terra da coltivare, possono ancora provare il piacere o la soddisfazione di autoprodursi anche con tecniche particolari di coltivazione domestica, i prodotti che poi consumeranno sulle loro tavole. Ma c’è un altro dono che la terra ci fa, ottimo per gli amanti delle scampagnate, e cioè le erbe spontanee, le quali si possono trovare in determinati periodi dell’anno, nella maggior parte dei casi, tra la primavera e l’estate. Non possiamo sottovalutare però che per la raccolta  è importante conoscerne tipologie e caratteristiche, onde evitare spiacevoli inconvenienti che possono tramutarsi in vere e proprie tragedie, legato al contenuto tossico di alcune piante, inoltre dobbiamo tener conto, del terreno sulle quali sono cresciute, se c’è stato un eventuale uso di  veleni o prodotti chimici, anche nelle zone limitrofi, che potrebbero aver contaminato la pianta.
Le erbe spontanee inoltre dimostrano importanti proprietà nutritive,legate soprattutto alla salute: depurative, energizzanti,antisettiche etc.. etc….
Reinserendo questo discorso nell’ambito della ristorazione, ci rendiamo conto che diviene importante saperle usare, in primis per un alimentazione salutare,che rispetti i ritmi della natura, ma anche per salvaguardare la storia e i prodotti del nostro territorio, per non perdere quelle conoscenze che i nostri nonni avevano e si tramandavano gelosamente. Cosi come nella cucina del ristorante Don Claudio, dove lavoro tutti i giorni, una ricetta acquista un valore storico e culturale, e se il prodotto viene lavorato nel giusto modo può acquistare anche nuovi orizzonti gustativi.